di Lorenza Guidotti
Abbiamo chiesto a Luca Lo Presti, presidente della fondazione Pangea, perché ha scelto proprio Donna Moderna per questa iniziativa così importante.
Perché Donna Moderna è un settimanale che non solo parla alle donne ma le sa ascoltare. L'ho capito sfogliando la rivista: in molte rubriche viene dato un ampio spazio alle opinioni delle lettrici e alle loro richieste. È questo continuo dialogo tra la redazione e le lettrici che mi ha fatto scegliere: è una rivista che sa stare vicino alle donne.
Lei è stato in Afghanistan, in India, in Nepal, in Congo e ha ascoltato storie di violenza sulle donne da tutto il mondo. Ma che cosa ha in comune una donna di Kabul con una di Milano?
La violenza non ha confini e parla la stessa lingua. Quando racconto ai convegni delle violenze subite dalle donne afghane, nepalesi, indiane, c'è sempre qualche italiana che interviene dicendo: "È successo anche a me". E inizia a parlare. Del suo dolore, della difficoltà a esprimerlo, della paura che si ha a condividere questa esperienza con gli altri, dell'umiliazione che si rivive nel ricordarla. Ecco perché vi racconterò ogni giorno una storia diversa. Per capire che la risposta deve essere sempre uguale: trovare la forza per andarsene da una situazione violenta e tornare a vivere.
Lei ne ha sentite tante di storie. Che cosa l'ha colpita di più?
La voglia di cambiare. Le donne afghane per esempio sono sottoposte a continue violenze, gli uomini le vedono come cose proprie, oggetti che hanno comprato. Non possono uscire di casa, studiare o lavorare. Ma anche in queste condizioni le donne riescono a trovare la via d'uscita. Ecco perché le testimonianze che voglio portare qui sono i racconti di una rinascita, di un percorso di emancipazione verso l'autonomia.
Ogni giorno Luca ci racconterà la storia di una donna che si è rivolta a Pangea per cambiare. Questa è quella di Anisgul, 40 anni, di Kabul:
“Mi sposai a 18 anni e poiché non riuscivo ad aver figli, dopo 2 anni di matrimonio, mio marito decise di risposarsi. In quel periodo non esistevo, era come se fossi trasparente, perché per lui ormai ero solo un peso e una disgrazia. Fui perfino costretta a cercargli una giovane donna da sposare. Non ci sono parole per spiegarvi come mi sentivo e quanto ho sofferto…
Intanto mio marito convolò a seconde nozze e andò a vivere in un’altra casa con la nuova moglie. Proprio allora scoprii con mia gran sorpresa di essere incinta, ma ormai mio marito mi aveva abbandonata completamente, nemmeno la notizia della gravidanza lo riavvicinò a me. Tornai quindi a vivere con i miei genitori. Mio marito non solo non si interessò mai della bambina, ma ci negò perfino ogni supporto economico.
Mentre ero alla ricerca di un lavoro, venni a sapere del programma di microcredito offerto da Pangea; quindi andai a trovare Hanifa, la responsabile, e le raccontai i miei problemi. Ricevetti un prestito di 10.000 afgani, con cui comprai la legna e l’occorrente necessario per la panetteria. Mi sono accordata con alcuni negozianti che regolarmente acquistano da me il pane per poi rivenderlo nel proprio negozio. Preparo in media 300 pani al giorno con un ricavo di 300 afgani. Dedicando gran parte della mia giornata al lavoro, purtroppo non riesco a frequentare le lezioni di matematica offerte dal centro donna. Tuttavia ogni volta vado con immenso piacere al centro per pagare la mia quota settimanale, è un ambiente piacevole e accogliente, in cui mi sento accettata e rispettata. Vi ho trovato nuove amiche, grazie alle quali sto riacquistando forza e fiducia in me stessa".

Per non subire più violenza l'appello va rivolto anche alle donne che sono conniventi con i carnefici. Mi riferisco a chi alimenta l'odio verso la compagna, che di solito è la madre di lui. Tantissime donne come me, pur non volendo fare le vittime sono state schiacciate da questo subdolo legame tra madre-figlio.