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Ho vinto io

Inserito il 18.03.2008

a cura di Lorenza Guidotti

Il mago gli aveva detto: se il fazzoletto diventa rosso, vuol dire che Mary ti tradisce. Appena il fazzoletto si è colorato (per forza, ci aveva infilato un mio assorbente), mi ha caricato in macchina e mi ha portato in montagna. Calci, pugni, sberle ma mai in faccia, così potevo tornare al lavoro. Il mio stipendio passava direttamente nelle sue tasche. Non potevo uscire, fare la spesa, parlare con i vicini. In strada, dovevo guardare per terra. Quando ha iniziato a minacciarmi con la pistola davanti a mio figlio di due anni, ho capito che dovevo andarmene. Se provi a lasciarmi ti ammazzo, mi diceva. Ma ho vinto io. Ora sto con un uomo meraviglioso, mio figlio è con me, e anche se il mio ex marito mi chiama in continuazione, ho finalmente capito che cos'è una vita normale. Anche se a me sembra straordinaria.


Fa bene al tuo latte

Inserito il 14.03.2008

a cura di Lorenza Guidotti

Mi violentava anche mentre allattavo mio figlio. Fa bene al latte, diceva. Mi ricordo che l'unica cosa che riuscivo a pensare era: speriamo che il bambino non se ne accorga. Non potevo rifiutarmi, già quando ero incinta mi afferrava per la gola e mi copriva di insulti se mi negavo. Minacciava tutte le mie amiche, sono delle puttane diceva, se non smetti di vederle le ammazzo. Cosa ci vuole? Compro 10 euro di benzina e le brucio per strada. Lo denunciavo, le misure restrittive duravano sei mesi ma lui se ne fregava. Il giorno dopo, era di nuovo a casa mia. Mi ha coperto di debiti, li faceva tutti a mio nome. Alla fine sono riuscita a liberarmene solo perché l'hanno arrestato. Detenzione di armi e di droga. Mi sto facendo aiutare dai centri antiviolenza ma vivo nel terrore che esca. Però sono fiera di me stessa. Per questa testimonianza, ho scelto di chiamarmi Fiore. Quello che dedico a ogni donna maltrattata come me.


Parween, Afghanistan

Inserito il 14.03.2008

Parween è una giovane vedova. Ha 35 anni e ha perso il marito 8 anni fa, durante il regime talebano, che l'ha lasciata con 6 figli piccoli, 3 maschi e 3 femmine. I figli, sebbene piccoli, sono stati costretti a lavorare perché la madre non era in grado di mantenerli tutti e così hanno iniziato a lavare le macchine. Venuta a conoscenza del centro donna Pangea, ha fatto domanda per avere un prestito e ha ottenuto un microcredito di 8000 afgani. Uno dei figli che lavava le macchine si è ammalato ed è stato costretto a smettere di lavorare. Parween non è più riuscita a pagare le rate settimanali del microcredito ma ha trovato l’appoggio e l’assistenza dello staff del centro. Qui infatti hanno deciso di supportare la donna, coprendo le spese mediche per curare il figlio e fornendo supporto psicologico a Parween. Date tutte le difficoltà, Parween è preoccupata per il futuro dei propri figli, ma sa che non è da sola, che ha il sostegno delle donne del centro il cui aiuto è stato davvero importante per la sua famiglia.


La mamma รจ una strega

Inserito il 13.03.2008

a cura di Lorenza Guidotti

"Tutto è cominciato quando mi ha obbligato a lasciare il lavoro. Alice, sei una mamma ora, mi diceva. Tuo figlio ha bisogno di te. Poi mi ha tolto la macchina, poi il diritto di uscire. Nemmeno l'estetista mi era più permesso: ma perché vai in giro a perdere tempo, mi diceva. Pensa a noi, alla famiglia. Io mi sentivo accerchiata. Mia cognata stava al piano di sopra, mia suocera sotto di me. Sentivano le botte, le urla, il fracasso. Ma era sempre colpa mia. Bastava che arrivasse a casa nervoso o che il bambino piangesse, e giù sberle, pugni, calci. L'ultima volta che sono finita in ospedale, sono scappata. Ci siamo rivisti in tribunale: lui ha portato amici, parenti, colleghi. Tutti a dire che era un bravo padre, un gran lavoratore, una persona per bene. Meno male che avevo le foto in cui ero stata massacrata. Quello che è peggio è che devo continuare a vederlo, lui ha ancora il diritto di vedere il bambino. Tutte le volte che succede, mi molesta, ma solo davanti a nostro figlio. Cerca di baciarmi, mi insegue per mettermi le mani addosso. E quando tento di allontanarlo, guarda il bambino e dice: "Guarda com'è cattiva la mamma, è proprio una strega".


Anisa, Afghanistan

Inserito il 13.03.2008

"Anisa, 70 anni, ha 10 figli, 4 vivono con lei, gli altri sono sposati e vivono con le rispettive famiglie. “Quando mi sono sposata, sono andata a vivere dalla famiglia di mio marito, accudivo mio suocero, che era molto malato, e insieme a mio marito lavoravo la terra di mio padre. Tuttavia avevamo grossi problemi economici perché era difficile mantenere una famiglia così numerosa. Mi ripetevo che non dovevo disperare e che dovevo stare attenta a non cadere in depressione perché sapevo che non sarebbe stato il giusto modo di risolvere i problemi. Dovevo avere pazienza e darmi da fare. Ora mio marito è anziano e non può più lavorare. Così ho chiesto un prestito di 8000 afgani per permettere ai miei figli di vendere le scarpe per la strada, ma la polizia ha vietato la vendita ambulante per motivi di sicurezza. Ho preso un nuovo prestito di 4000 afgani per aiutare i miei figli e ho iniziato a fare la panettiera nel mio quartiere. Riesco a vendere 7-8 pani al giorno. Il lavoro mi ha aiutato molto, non solo dal punto di vista economico, ma anche perché mi sento utile per la mia famiglia e per la mia comunità”.


Ma lei non ce l'ha un lavoro?

Inserito il 12.03.2008

a cura di Lorenza Guidotti
Cinque figli ci ho fatto, prima di capire che era l'uomo sbagliato. Ho cinquantasei anni e una volta quando ci si sposava, guai a separarsi, avevi tutti contro. Era geloso fino a togliermi il respiro, scenate se parlavo con i clienti in negozio, sfuriate se parlavo al telefono. Poi sono iniziate le violenze sessuali, quando ha iniziato a bere.


Shakila, Afghanistan

Inserito il 12.03.2008

Shakila è una giovane vedova, madre di 7 figli, 4 femmine e 3 maschi. Si è sposata a soli 13 anni con un uomo di 5 anni che le era stato imposto dal padre. "Dopo 13 anni di matrimonio si ammalò gravemente e morì. Da quel momento iniziarono tempi davvero difficili per me e per i miei figli. Sapevo fare qualche lavoretto ma non avevo né le risorse né gli strumenti per intraprendere una qualunque attività".


Non vali niente, vattene o ti disintegro

Inserito il 11.03.2008

a cura di Lorenza Guidotti
Mentre stava morendo mio padre, mi ha scritto questo sms: nessuno può aiutarti, tanto meno io. Avrei dovuto capirlo subito. Mi ha invischiato come in una tela di ragno, giorno dopo giorno, ha cominciato a smontare la mia autostima, a farmi sentire una nullità. Le sue scenate avevano una cadenza ciclica: prima una volta al mese, poi ogni 15 giorni.




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