a cura di Lorenza Guidotti
"Tutto è cominciato quando mi ha obbligato a lasciare il lavoro. Alice, sei una mamma ora, mi diceva. Tuo figlio ha bisogno di te. Poi mi ha tolto la macchina, poi il diritto di uscire. Nemmeno l'estetista mi era più permesso: ma perché vai in giro a perdere tempo, mi diceva. Pensa a noi, alla famiglia. Io mi sentivo accerchiata. Mia cognata stava al piano di sopra, mia suocera sotto di me. Sentivano le botte, le urla, il fracasso. Ma era sempre colpa mia. Bastava che arrivasse a casa nervoso o che il bambino piangesse, e giù sberle, pugni, calci. L'ultima volta che sono finita in ospedale, sono scappata. Ci siamo rivisti in tribunale: lui ha portato amici, parenti, colleghi. Tutti a dire che era un bravo padre, un gran lavoratore, una persona per bene. Meno male che avevo le foto in cui ero stata massacrata. Quello che è peggio è che devo continuare a vederlo, lui ha ancora il diritto di vedere il bambino. Tutte le volte che succede, mi molesta, ma solo davanti a nostro figlio. Cerca di baciarmi, mi insegue per mettermi le mani addosso. E quando tento di allontanarlo, guarda il bambino e dice: "Guarda com'è cattiva la mamma, è proprio una strega".

mi dispiace...l'ho sentito anche io tante volte..la mamma è ammalata , dobbiamo allontanarla, la mamma è una drogata (io chè sono un donatore di sangue!!!!), la mamma e una ...