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Occupazione femminile: l'Italia è penultima in Europa

Nel nostro paese ha un lavoro solo il 46,3 per cento delle donne, e la percentuale crolla al 34,7 al sud, contro un 57,2 del nord.

Una situazione peggiore della nostra si registra solo a Malta. E la disparità si vede anche confrontando gli stipendi.

Cosa ne pensate? Quali sono le ragioni di questa disparità?
Tu che cosa ne pensi? »

12.03.2008 iofenice

lavoro?

alle donne non è mai stato semplificato nulla, tanto meno trovare un lavoro adeguatamente retribuito ed in linea con le esigenze familiari. Io lo sto cercando da 6 anni dopo aver dovuto lasciare quello che avevo per seguire la famiglia... se la ricerca di un lavoro fosse considerato (com'è poi in realtà) un lavoro, sarei ormai vicina alla pensione!

05.03.2008 enzapa

lavoro

tutto questo perche' la donna e' vittima di tradizioni e pregiudizi nel forum ci sono imprenditrici agrcole con voglia di confrintarsi?

25.02.2008 fifigna

sui posti di lavoro troppe donne ....

come cani rotwailer e che non hanno un bel niente di donna ma sembrano dei cani bavosi e rabbiosi, ecco piu' posti di lavoro alle donne si certamente, ma non a questo genere di donne perpiacere!

24.02.2008 alice75

il mio pensiero.

secondo me la donna nell'ambiente lavorativo è superiore all'uomo per molti aspetti: capacità organizzative, metodo di lavoro, precisione, attenzione, capacità di relazionarsi con gli altri. Purtroppo però viene molto discriminata per il semplice fatto che mette al primo posto la famiglia a discapito del lavoro. Anni fa ho fatto un colloquio di lavoro; ho parlato, ho raccontato di me e delle mie iniziali esperienze lavorative. Alla fine il mio interlocutore scuotendo la testa mi disse: "parliamoci chiaro, è tutto inutile quello che mi sta dicendo. Lei è appena sposata e sicuramente avrà intenzione di avere dei figli. Non l'assumeremo". Sono rimasta senza parole....

24.02.2008 belladentro**

le persone

sono assetate di potere questo rende invivibile l'ambiente lavorativo

21.02.2008 fifigna

belladentro

concordo con quel che dici, il lavoro di casalinga viene troppo spesso denigrato e sbeffeggiato quando ci sono uffici pieni di gente che non fa nulla dal mattino alla sera e pure pagati

21.02.2008 fifigna

il mio pensiero e'

che sui posti di lavoro dovrebbe esserci gente competente, se questi sono donne o uomini non c'entra, quello che serve sono innanzitutto le persone intelligenti cosa che oggi e' molto molto rara perche' la verita' e' che nei luoghi di lavoro oggi prevalgono la presunzione,l'arroganza e l'arrivismo che la fanno da padrona e non c'entra niente avere la laurea se poi ci si comporta così. Meditate gente meditate---

21.02.2008 belladentro**

casalinghe

nei vostri scritti sembra che casalinga coincida con serva...eppure è un lavoro, che a dirla tutta andrebbe pure stipendiato, rispetto a tanti statali che scaldano la sedia...

21.02.2008 belladentro**

spappy

la maternità è un periodo limitato nell'arco di una vita dedita al lavoro...nessuno chiede ad un uomo" ha intenzione di fecondare?"...donne per le donne

18.02.2008 pruffola

Al nord non lo si dice

ma si preferirebbe che la donna rimanesse a casa. Solo che la vita piu' cara non lo rende possibile.

18.02.2008 maga

Non so al nord

ma al sud nelle zone periferiche delle città o nei paesi, permane l'idea che la donna debba rimanere a casa a far la casalinga...ma anche in queste zone la mentalità sta molto lentamente, cambiando.

18.02.2008 pruffola

laurambosisio

Secondo me sono vari i motivi. Intanto una donna è costretta ad uscire dal mondo del lavoro non solo quando decide di diventare mamma. Spesso lo fa anche per motivi di cura, ovvero accudire genitori anziani. Questo porta di riflesso un calo della preparazione della donna, visto che il mondo va avanti rapidamente, altrettanto vanno avanti le nuove tecnologie applicate al lavoro stesso. Fioriscono infatti i corsi professionalizzanti volti a coprire il gap professionalizzante delle donne. Di contro vi è un certo ancoraggio a vecchie tradizioni secondo le quali una donna che lavora è pessima madre e moglie. percio' le pressioni psicologiche che la donna/madre lavoratrcie subisce sono tante. Chi vuole rientrare nel mondo del lavoro ne risente di piu' perche' spesso deve anche combattere con un saper e saper fare che non è piu' sufficiente alle esigenze di oggi. E deve trovare anche il tempo e la voglia di imparare cio' che le manca per diventare un collaboratore valido da assumere. Le donne amano meno gli spostamenti. Nel collettivo sono immaginate ad hoc per lavori di segretariato o part time, che sono anche quelli piu' precari.... Per concludere dico che la colpa è in parte del sistema. In parte di noi donne che fatichiamo nel digerire un sistema che è sempre meno rosa.

14.02.2008 pici

concordo con spappy

Le donne hanno rovinato le donne. E se posso continuano a farlo. Quante maternità a rischio sono veramente a rischio? E chi ne fa le spese è chi è veramente costretta a letto per non perdere il bimbo. E a sentirle parlare sono loro le furbe e stupide chi va avanti fino al nono mese. Dopo si lamentano che devono rientrare finita la maternità obbligatoria....Ma cosa credono che al mondo sono tutti scemi....

14.02.2008 spappy

vero! E' anche vero che

tante donne ci hanno rovinato l'ambiente lavorativo..so di ragazze che si sono fatte assumere, erano già incinta e non hanno lavorato nemmeno gli 8 mesi...ci siamo rovinate con le nostre mani... anche a me hanno chiesto per bene la situazione sentimentale/figli ecc.ecc.... A sto punto forse lo farei anch'io!!

14.02.2008 Lamu

a me durante....

i colloqui di lavoro è stato chiesto spesso se ero fidanzata e se avevo intenzione di sposarmi ed avere figli. Cose da medioevo. Regione Lombardia. Che schifo.

13.02.2008 laurambosisio

motivazioni?

Ciao a tutti, i dati che avete citato si ritrovano anche nel rapporto Censis relativo al terzo trimestre del 2007: l'occupazione maschile si assesta al 71,3%, quella femminile al 46,9%. Già questo è un gap che mi ha fatto riflettere. (qui potete scaricare tutto il documento)

Ma quello che mi sembra significativo sottolineare, è un divario così forte rispetto agli obiettivi che ci si era dati a livello europeo, cioè un tasso di occupazione al 60% entro il 2010, e la realtà. Secondo voi a che cosa è dovuto questo divario?

13.02.2008 pruffola

fonte ADN Kronos luglio 2007

Sul fronte del divario tra occupazione femminile e maschile 24 sono i punti di distacco tra i due sessi. L'Italia e' al terzultimo posto, peggiori dei nostri sono solo i dati di Malta (40 punti) e Grecia (27 punti).E in effetti l'Italia e' al penultimo posto nella classifica Eurostat per l'occupazione femminile: appena il 46,3%, contro una media dei 27 pari a 57,2% e dell'Eurozona pari a 56,7%. Dopo di noi c'e' solo Malta, che registra un tasso di occupazione femminile pari a 34,9%. Se invece ci spostiamo sul fronte dell'occupazione maschile, l'Italia risale di molti punti, collocandosi con il 70,5% non troppo lontana dalla media dei 27 (71,6%), con qualche distacco in piu' rispetto alla media dell'eurozona (72,6%), ritrovandosi al sedicesimo posto, peggio di Gran Bretagna (78,3%), Spagna (76,1%) e Germania (72,8%), ma meglio della Francia (68,5%). Il record di occupazione maschile tocca alla Danimarca (81,2%).

13.02.2008 pruffola

fonte gazzetta del mezzogiorno

anno 2005: LItalia ha il tasso di occupazione più basso di tutta larea delleuro con quasi 6 punti percentuali in meno rispetto alla media dellintera Unione a 25. Nel 2004 lavorava in Italia il 57,6% della popolazione tra i 15 e i 64 anni, a fronte di una media del 63% nella zona euro e del 63,3% nellUe-25. Un dato che pone lItalia allultimo posto tra i 12 paesi della zona euro, e al di sopra soltanto di Slovacchia (57%) Ungheria (56,8%), Malta (54,1%) e Polonia (51,7%) tra tutti i 25 stati dellUnione. Eurostat fornisce anche i numeri dei due paesi candidati alladesione Ue, Bulgaria e Romania: questultima può vantare un tasso di occupazione pressochè uguale a quello italiano (57,7%). Forte lo squilibrio tra occupazione maschile e femminile: mentre gli uomini con un impiego sono il 70,1% del totale (di poco al di sotto della media di Eurolandia che è del 71,6%), le donne lavoratrici sono soltanto il 45,2%, quasi 10 punti percentuali sotto la media della zona euro (54,5%). Per le donne italiane è più facile avere un contratto a tempo determinato: nel 2004 era la condizione del 14,5% delle lavoratrici contro il 9,9% degli uomini. Ed anche in questo caso il confronto con il resto dellEuropa mette a nudo una situazione atipica: nella media dei 25 paesi dellUe ha un contratto a termine il 14,4% delle donne e il 13,7% degli uomini.

13.02.2008 pruffola

asherah ottimo approccio

Contrastanti i risultati della ricerca che ho fatto. Fonte previewonline.info del 27/7/07. lItalia rimane il fanalino di coda europeo nella crescita dei posti di lavoro.unistantanea positiva per tutto lanno 2006 e per i primi mesi del 2007. Dai dati emerge un aumento delloccupazione (+425 mila occupati), in particolare quella femminile, che ha coinvolto anche il Sud e le imprese italiane fino a 50 dipendenti. Il dato appare roseo finché si rimane nei confini nazionali. Appena varcate le Alpi, infatti, ci si rende conto che il livello di ripresa raggiunto non è poi così roseo, se paragonato con il resto dEuropa. Nonostante gli ultimi dieci anni abbiano prodotto tre milioni di posti di lavoro, tanto da far parlare gli esperti di un vero e proprio boom, il gap italiano nei confronti dei paesi europei è ben lontano da essersi colmato. Per rientrare nella media europea, servirebbero altri quattro milioni di occupati, come ricorda Eurostat bacchettando la Penisola per il ritardo che ancora la caratterizza. Il risultato è quindi un Paese che naviga agli ultimi posti della classifica occupazionale e riesce far meglio solo di Ungheria, Malta e Polonia. Questo il panorama non rassicurante tracciato dal quadro complessivo delloccupazione dei Ventisette nel 2006. In particolare, il dato vede, per il totale dellUe, 214 milioni di occupati tra i 15 e i 64 anni, con un tasso di occupazione salito di un punto di percentuale, dal 63,4% del 2005 al 64,4%. Per lEurozona il dato 2006 è di 64,6%. LItalia è ben al di sotto di questa soglia, fermandosi al 58,4% di occupati tra i 15 e i 64 anni. Dati addirittura peggiori di tutti gli altri nuovi stati membri, incluse Bulgaria (58,6%) e Romania (58,8%). In cima alla classifica figura la Danimarca, con unoccupazione pari a 77,4%, seguita dallOlanda (74,3%) e dalla Svezia (73,1%). Altri big europei fanno molto meglio dello Stivale. Il tasso occupazionale britannico è pari a 71,5%, quello tedesco a 67,5%, quello spagnolo a 64,8% e quello francese a 63,0%. In condizioni migliori sono però anche paesi come il Portogallo (67,9%) e la Grecia (61,0%). LItalia non va meglio, secondo il comunicato diffuso a Bruxelles, sul fronte del divario tra occupazione femminile e maschile. Con 24 punti di distacco tra i due sessi, è al terzultimo posto, più maschiliste sono solo Malta (40 punti) e Grecia (27 punti). I più virtuosi sono la Finlandia (solo 4 punti), e Lituania e Svezia (entrambe 5 punti). Come è prevedibile, lItalia è al penultimo posto nella classifica Eurostat per loccupazione femminile. Appena il 46,3%, contro una media dei 27 pari a 57,2% e dellEurozona pari a 56,7%. Dopo cè solo Malta, che registra un tasso di occupazione femminile pari a 34,9%. sul fronte delloccupazione maschile, lItalia risale di molti punti e si colloca con il 70,5%, non troppo lontana dalla media dei 27 (71,6%), con qualche distacco in più rispetto alla media dellEurozona (72,6%), ritrovandosi al sedicesimo posto, peggio di Gran Bretagna (78,3%), Spagna (76,1%) e Germania (72,8%), ma meglio della Francia (68,5%). Il record di occupazione maschile tocca alla Danimarca (81,2%).

13.02.2008 asherah

riguardo all'intervento precedente...

Prima che qualcuno perda tempo a saltarmi addosso, forse è meglio che io chiarisca un punto. Che ci sia tuttora nel nostro Paese un livello inaccettabile di discriminzione nei confronti delle donne lo vedo bene. Quello che vedo meno bene è che gli altri Paesi europei, a parte Malta, stiano meglio di noi. Ma soprattutto io credo in un principio: il peggior servizio che si può fare ad una causa è difenderla con dati sbagliati e con ragionamenti difettosi. Per questo mi sembra assolutamente indispensabile avere dati completi e verificarli alla luce di ragionamenti ineccepibili. Altrimenti si fa il gioco della controparte.

13.02.2008 asherah

per un confronto corretto...

Per un confronto corretto sarebbe opportuno indicare anche dove ci collochiamo nella graduatoria europea per quanto riguarda l'occupazione maschile. Può essere che siamo davvero un Paese dove le donne sono discriminate, ma prima di poterlo affermare sulla base dei dati sulla disoccupazione femminile è necessario verificare a che punto siamo con la disoccupazione maschile. In altre parole, se per caso fossimo al penultimo posto o giù di lì anche per l'occupazione maschile, la spiegazione non sarebbe più che noi siamo più discriminanti degli altri Paesi europei nei confronti delle donne, ma che semplicemente siamo più colpiti dalla disoccupazione in genere (e non "di genere") rispetto agli altri Paesi europei. Fuori i dati, dunque!

13.02.2008 betti1077

ma perchè nel nostro paese

le mamme che lavorano non vengono prese in considerazione? leggo che in altri paesi asili aziendali e orari che coincidano con le scuole o comunque più flessibili siano all'ordine del giorno.Noi mamme lavoratrici anche se talentuose siamo di peso alle nostre aziende perchè a volte siamo costrette a chiedere permessi,ma alla fine dell'anno sono molte più le ore di permessi per figli rispetto a mutue varie ?non credo

13.02.2008 pallinap

è che siamo un paese di vecchi

retrogradi che non lasciano spazio alle donne, che loro - in quanto vecchi - vedono solo come massaie.

12.02.2008 mokyna

ci credo

che le cosa vanno così, se si fa un figlio o si hanno i genitori vicini e in salute o lasciare il lavoro è l'unica soluzione, visto quando costano i nidi e gli asili, come si fa? e i nostri stipendi sono sempre e comunque più bassi, non c'è una legge in grado di dare veramente una soluzione, sono in attesa e anche se avrò il latte sono costretta a tornare a lavoro dopo 3 mesi dalla nascita di mio figlio perchè non posso vivere con lo stipendio al 30%, non vi sembra assurdo?

12.02.2008 spappy

più completo di così

il quadretto è completo. La disoccupazione di cui si parla nel tread principale è soggettiva. Non ne farei una differenza tra nord e sud

12.02.2008 pruffola

Ho pubblicato giusto ieri sul mio blog

un articolo in merito all'argomento in oggetto (http://donneinlinea.splinder.com/post/15895152/DONNE+E+LAVORO%3A+ITALIA+PENULTI). E la vivo sulla mia pelle occupandomi di pari opportunità. Io credo che vari fattori concorrano al gap del lavoro: culturali: al sud per esempio le donne fanno le casalinghe piu' volentieri che al nord forti di una famiglia che ancora resiste e di una casa di proprietà che al nord come concetto e come prezzo è piu' difficile da realizzare. Di genere: la donna ancora non ha ben capito quanto vale, ne come giocarsi in maniera competitiva la sua professionalità. Maternità: ancora è vista come una malattia in Italia. E pertanto una donna è penalizzata sotto l'aspetto carrieristico e finanziario. Niente affatto sostenuta nella sua scelta di diventare madre da politiche per la famiglia inesistenti e servizi a sostegno delle mamme lavoratrici ancora memo presenti e funzionali di quelli per la famiglia.